Ottocento - secondo piano | Galleria d’Arte Moderna
Ottocento - secondo piano

Tondo con cielo e effetto di bufera tra nubi plumbee e rosate

L'attenzione di De Gubernatis per gli effetti atmosferici raggiunge il suo culmine agli inizi degli anni Venti, quando in una serie di dipinti indirizza la veduta sui cieli tempestosi,sui giochi di luce e sugli alberi squassatidal vento. L'assoluta contemporaneità con analoghe prove di John Constablepone ancora una volta il problema del rapporto con l'arte inglese, i cui tramiti sono ancora da precisare. 

Ritratto di signora

Geniale e raffinato pittore ferrarese, Boldini fu uno dei più acuti interpreti del clima elegante e sensuale della Belle Époque, che da Parigi, teatro privilegiato delle esperienze culturali internazionali, si espanse nelle frenetiche capitali cosmopolite europee e nei raffinati ambienti delle città italiane.Dal 1871 si trasferì a Parigi, vivendo nella Ville lumière nel periodo di massimo fulgore, frequentando i migliori ambienti borghesi e divenendo così l’interprete della vita mondana, capace com’era di inventare meravigliosi ritratti delle personalità più in voga dell’epoca. .

Dante

È plausibile che l'elevato e sensibile realismo di Vela, capce di robuste evidenze psicologiche, non ignorasse l'iconografia della maschera dantesca,nota alla tradizione in tre esemplari di cui uno, nel 1865 - quando venne presentatato tra gli oggetti d'arte della Esposizione Dantesca fiorentina - in possesso del bibliotecario della Magliabechiana,ma già appartenuto al venerato maestro Lorenzo Bartolini.

Paesaggio nella bufera con castello a quattro torri e grande trifora sovrastante il portale

L'inserzione di una architettura medioevale nell'atmosfera temporalesca trova paralleli letterari in W. Scott e, come ha notato Maggio Serra,trarrebbe ispirazione da una scenografia realizzata da F. Sevesi per il Teatro Regio l'anno precedente. Il tema di sapore romantico anticipa il gusto neomedievale che si imporrà in Piemonte solo dopo un ventennio. 

 

Vittorio Natale 

Alma Natura Ave!

Il pastello Alma Natura Ave! – tecnica di cui Saccaggi fu un raffinato interprete, partecipando attivamente alla costituzione a Torino della Società dei Pastellisti e degli Acquarellisti – venne presentato alla Esposizione degli Amici dell’Arte di Torino del 1898 e qui acquistato dal Re Umberto I, che lo donò nel 1899 al Museo Civico. Guglielmo Ferrari, nella cronaca dell’esposizione, definiva il pastello “soavemente morbido, quasi voluttuoso”, e riconosceva nel grande formato “per taglio e per composizione un vero quadro”.

Progetto per il monumento equestre ad Emanuele Filiberto

Per il monumento a Emanuele Filiberto richiestogli nel 1831 da Carlo Alberto Marochetti inviò nell'ottobre questo primo bozzetto,che risente della pittura francese,sopratutto di Géricault,nella impostazione movimentata,precocemente basata su linee esili e spezzate,quasi disarmoniche. Il duca è raffigurato nell'atto di sferrare l'attacco vittorioso contro i francesi a San Quintino (1557).

Madonna Laura

Di questo inedito busto di gusto quattrocentesco toscano presente nel Museo come opera dei ignoto,si propone qui l'accostamento alla produzione matura di Fabntacchiotti. L'opera mostra infatti precise tangenze con la Madonna col Bambino (Tondo Giuntini) per il monumento Giuntini in San Giuseppe a Firenze (1852 - 1854) e con il monumento funebre di Luisa Teresa Spence (1857 - 1858) nella cappella di Villa Medici a Fiesole. Ulteriore elemento a favore dell'ipotesi è la provenienza di questa scultura e la data 1861 riportata nei registri inventariali del Museo.

Lo studio del pittore a Napoli

Massimo d'Azeglio soggiorna a Napoli per alcuni mesi nel 1827 e in questo periodo non smette di dipingeredal vero, come già aveva fatto a Roma e nella campagna laziale. Sia l'epistolario che i disegni azegliani contenuti negli album conservati alla GAM testimoniano il perdurare di questa pratica e l'urgenza di assimilare quanto più possibile del paesaggio partenopeo. Forse in queste circostanze matura l'idea di raffigurare l'interno dello studio, con la finestra spalancata e le tende tirate per far vedere il panorama del Golfo e la mole di Castel dell'Ovo in controluce.

Al pascolo (Creys)

Come indica la dedica, il dipinto era stato offerto a Vittorio Avondo dallo stesso Fontanesi. Il soggetto, una località a mezza strada tra Crémieu e Morestel, documenta le intense campagne di studio dal vero condotte da Fontanesi nel Delfinato agli ninizi degli anni Sessanta. La stesura si presenta libera e veloce:il colore appare liquido,le pennellate ampie e rapide con intervneti a tampone e raschiature prodotte dal manico del pennello. 

Il pescatorello

Difficile stabilire con certezza se questa cera frammentaria, raffigurante un giovane pescatore che, in equilibrio precario,cerca di trattenere la sua preda,siada considerare opera originale di Gemito,poiché di questo soggetto sono note numerose repliche o copie di repliche,molte delle quali fatte eseguire dagli eredi dello sculturo dopo la sua morte. Del modello,verosimilmente databile all'otavo decennio dell'Ottocento,sono conservate due repliche in bronzo nella Galleria d'Arte Moderna di Milano.

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