Videoteca | Galleria d’Arte Moderna
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Laura Grisi

Giovedì 18 ottobre 2018 alle ore 18.30
Inaugurazione e presentazione della mostra con

Brando Quilici
Riccardo Montanaro, Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT
Riccardo Passoni, direttore della GAM
Elena Volpato, conservatore della GAM

Sala 1 GAM, Via Magenta, 31 Torino, piano terra
Ingresso libero

L’esposizione presenta la filmografia dell’artista recentemente scomparsa. Il quinquennio durante il quale Laura Grisi realizza i suoi film è per l’artista un periodo di grande creatività espressa a contatto con mondi e paesaggi molto diversi da quelli europei e metropolitani che avevano ispirato sino ad allora i suoi Variable Paintings e Neon Paintings, affini, per alcuni aspetti, alle ricerche del gruppo romano di Piazza del Popolo e della Pop Art internazionale.

Durante tutti gli anni sessanta, insieme con Folco Quilici, suo marito, Laura Grisi ha l’occasione di conoscere e studiare territori poco noti, a partire da quello africano, e di poter mettere a confronto la cultura di società tribali di ogni parte del globo. Quei viaggi acuiscono il suo interesse per la natura e le sue leggi, a cui guarda con spirito scientifico ‘galileiano’, animato da un sentimento di meraviglia che le permette di tenere insieme, nel medesimo sguardo, l’osservazione attenta, la poesia del paesaggio e la consapevolezza del senso d’infinitudine che il mondo racchiude.

Il suo interesse si volge in questi anni agli aspetti immateriali, alle forze che agiscono nella natura, plasmandola e alterandone la percezione. L’osservazione della densità dell’aria, della nebbia, di fenomeni quali la rifrazione, la vibrazione della luce, la velocità concentrica dei vortici, i riflessi: sono tutti elementi che trasformano il suo lavoro, nato dalla superficie pittorica, in opere ambientali in cui lo spettatore si trova immerso come in un’esperienza di viaggio.

Le tre opere che la VideotecaGAM presenta al pubblico, insieme con alcuni libri e documenti, costituiscono l’intera filmografia dell’artista, acquisita grazie alla Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT.

Wind Speed 40 Knots del 1968, il suo primo film, è composto da un veloce montaggio di spezzoni girati in diversi luoghi del globo, seguiti dall’immagine di un anemometro che indica la velocità del vento nelle diverse località. L’opera, nata a contatto con la forza del vento nei territori africani e la sua capacità di modificazione del paesaggio in luoghi desertici, si confronta con il linguaggio del documentario geografico intrecciandolo con alcuni codici tipici dell’arte concettuale statunitense come i gesti ripetuti e le misurazioni quantitative. Tuttavia, non importa quanto distaccato sia l’approccio scientifico, resta carica di energia la forza creativa e distruttiva del vento e il senso di unicità e identità geografica del luogo che ne è attraversato.

The Measuring of Time del 1969, è un film sorprendente per la sapienza registica e per l’anticipazione di temi e scelte linguistiche che saranno esplorate, negli anni immediatamente successivi, da artisti come Robert Smithson e Dan Graham. Il film ritrae l’artista seduta su una spiaggia mentre conta sul palmo della mano granelli di sabbia, come a voler contare l’infinità del tempo. La cinepresa si muove attorno a lei con un moto a spirale che si allontana e si avvicina al suo corpo quale centro della percezione temporale, quasi a renderlo una figura femminile mitica, capace di attivare e interrompere il flusso dei giorni, chiudendo nel palmo il fluire dei granelli di sabbia o disperdendoli al vento.

From One to Four Pebbles è del 1972, lo stesso anno in cui Alighiero Boetti nelle sue Centoventi lettere dall’Afghanistan, univa uno schema combinatorio al senso di attraversamento dello spazio tipico dell’arte postale. Laura Grisi sceglie di lavorare con la semplicità di quattro sassi, con il loro numero apparentemente esiguo a confronto con quello dei granelli di sabbia, ma mostra alla cinepresa un saggio delle differenti formazioni minerali, disponendole in tutte le possibili combinazioni di sequenza, ponendo il tempo di osservazione a confronto con la dimensione temporale millenaria della pietra. Quest’ultimo lavoro filmico sembra raccontare il tentativo umano di ‘fare ordine’, la sua necessità d’immaginare una classificazione dell’infinito.

L’inaugurazione della mostra sarà preceduta da un momento di approfondimento sul lavoro dell’artista.

Si ringrazia la galleria P420, Bologna.

*Laura Grisi, The Measuring of Time 1969 (frame)

Sportification. The Big Piano Smash

Programma espositivo a cura di Elena Volpato

Prorogata a domenica 18 febbraio 2018

 

Il programma di esposizioni della VideotecaGAM dedicato alla storia del video d’artista negli anni Sessanta e Settanta prosegue indagando il particolare rapporto che lega l’inizio dell’utilizzo del mezzo video da parte degli artisti con la coeva cultura televisiva.

Sportification. The Big Piano Smash è una mostra dedicata ad alcuni aspetti della storia del programma televisivo Giochi Senza Frontiere, trasmesso in eurovisione dal 1965 al 1999. Forma utopica di sportificazione, cioè di formazione attraverso ludi comunitari, di una identità europea tutta da plasmare, il programma, preceduto da alcuni esempi nazionali come Campanile sera, si sviluppò in senso europeo a sette anni dalla fondazione della Comunità Economica Europea, del 1958, e accompagnò i primi anni di storia dell’Unione Europea, nata il 1 novembre del 1993. Giochi Senza Frontiere perseguiva l’ideale di una confederazione di cittadini, capaci di misurarsi, conoscersi e riconoscersi, in una rete transnazionale di città e paesi, in un’Europa fatta di piccole comunità sorelle, di un tessuto sociale più vasto e autentico della socialità tipica delle capitali e delle grandi città.

Da un vasto materiale raccolto in diversi archivi privati, si mettono in evidenza correlazioni inaspettate quanto insistite tra i diversi linguaggi utilizzati nella trasmissione e le coeve ricerche avanguardistiche. La trasmissione, nata in un periodo di ancora intensa sperimentazione televisiva, produsse una cospicua serie di scenografie, alcune rimaste come arredo urbano pubblico nelle cittadine che ospitarono i giochi, come nel caso dell’italiana Riccione. L’analisi mette in luce un intreccio di influenze che sono eredità, da un lato dell’architettura modernista, e dall’altro dei linguaggi e giochi di ascendenze Dada, del Situazionismo e di Fluxus.

Se è certo che la prima decade della storia del video d’artista sia legata a doppio filo con la neonata cultura televisiva e si sviluppi, in prima battuta, come reazione critica all’industria dell’intrattenimento proposta dalle diverse emittenti nazionali, è sorprendente registrare coincidenze e affinità come quella tra la prova The Big Piano Smash, dove le squadre di concorrenti di Giochi Senza Frontiere dovevano distruggere con delle mazze nel più breve tempo possibile un pianoforte, e la diffusa antiretorica del piano che il movimento Fluxus espresse attraverso artisti come Philip Corner, Nam June Paik, Ben Vautier, Wolf Vostell, George Maciunas successivamente ripresa da Beuys, Uecker, Montañez Ortiz e altri ancora.

L’esposizione si articola in quattro micro-sezioni: Giochi senza Frontiere, Eurovisioni, Fluxus e Situazionismo, Playground in dialogo con la proiezione del video The Big Piano Smash, famosa puntata inglese dei Jeux Sans Frontieres svolta a Blackpool nel 1967.

La mostra è stata resa possibile dalla collaborazione con Philip Corner, tra i primi distruttori del piano negli happening fluxus, Gunnar Schmidt, critico e storico dell’arte, esperto di Piano activities e Gianni Magrin, collezionista e curatore di un vasto archivio di immagini “assonanti”, memoriabilia ed ephemera dei popolari Giochi televisivi senza frontiere.

La mostra Sportification. The Big Piano Smash sarà introdotta da una conferenza il 24 ottobre alle ore 18,30 presso la Sala 1 della GAM nella quale interverrà, accanto agli autori di Sportification, Philip Corner, artista Fluxus. In quella occasione sarà presentato il libro Sportification. Eurovisions Performativity and Playgrounds, 1965-99, Viaindustriae publishing, Foligno / Colli publishing platform, Roma, 2017.

Sportification resterà in visione presso la VideotecaGAM fino al 21 gennaio 2018.

 

Consultazione VideotecaGAM

Dal 13 marzo al 24 luglio 2017 anche gli spazi della VideotecaGAM ospitano la mostra L'emozione dei COLORI nell'arte.

Durante questo periodo la consultazione dell’Archivio sarà possibile solo su richiesta al personale di sala o su appuntamento:

Orsola Morgera, tel: 011 4429621; 011 4429597
orsola.morgera@fondazionetorinomusei.it; videotecagam@fondazionetorinomusei.it

Tonino de Bernardi e Paolo Menzio

Martedì 7 febbraio 2017 alle ore 18.00
I
ncontro con Tonino De Bernardi e Paolo Menzio, autori dell’opera

Sala 1 GAM, Via Magenta, 31 Torino, piano terra

Nell’ambito del ciclo di presentazioni e mostre dedicate al cinema sperimentale italiano degli anni ’60 e ’70, la VideotecaGAM presenta Il mostro verde, 1967, di Tonino De Bernardi e Paolo Menzio.  La GAM è felice di annunciare che i due autori, che presenzieranno all’incontro, hanno donato una copia dell’opera alla collezione del museo.

Con Il mostro verde, Paolo Menzio e Tonino De Bernardi offrirono alla scena underground italiana un manifesto delle migliori energie che si andavano sprigionando a Torino in concomitanza con la scoperta di quanto si andava facendo negli ambienti dell’avanguardia internazionale. Il film fu realizzato lo stesso anno delle prime proiezioni torinesi del New American Cinema presentate da Jonas Mekas. Nasce dall’occasione d’incontro con Taylor Mead, invitato a tenere una conferenza presso la Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino, che accettò di prendere parte alle riprese. Allen Ginsberg, del quale risuonano le parole di Howl nella scena finale del film, vi riconobbe il miglior risultato dell’Underground europeo.

Il mostro verde è un tributo allo spirito di condivisione creativa proprio di una stagione fulminea e irripetibile che vide le ricerche di artisti, cineasti e scrittori, fondersi in una comune atmosfera di liberazione del pensiero e dell’inventiva. L’incontro con Paolo Menzio e Tonino De Bernardi offrirà il modo di ripercorrere alcuni degli aspetti fondamentali della produzione filmica indipendente di quegli anni, attraverso la lettura dell’opera.

Alle amiche e agli amici, sempre è la dedica che appare all’inizio del film e sembra trovare un’eco nei titoli di coda, dove l’esplicito omaggio agli artisti da cui i due autori trassero ispirazione sembra rilanciare sul piano internazionale quel senso di comunanza d’intenti che si esprimeva a Torino nella quotidianità dell’ambiente artistico.

Non a caso, tra gli interpreti, oltre a Paolo Menzio, Tonino De Bernardi e Taylor Mead compaiono, tra gli altri, compagni di strada come Pia Epremian, cineasta indipendente e Adriano e Maurizio Spatola, poeti concreti. Altrettanto importante è il legame con le esperienze dell’arte contemporanea. L’intero film vede la luce nello studio d’artista di Paolo Menzio, si alimenta dell’atmosfera di quello spazio e nel girato compaiono parti di sue sculture.

Tra le suggestioni visive del film, molte provengono dalla pittura della Pop Art italiana e di Andy Warhol, ma grande rilevanza assumono le sculture in alluminio di Marisa Merz che riempivano con i propri volumi la casa dell’artista e, ne Il mostro verde, offrono un paesaggio metallico e lucente nel quale i due registi fanno affondare i corpi nudi degli interpreti in un contrasto tra la freddezza futuribile dell’argento e la carnalità primitiva di membra che si muovono senza chiara intenzione, abbandonate o convulse.

In concomitanza con la proiezione del film presso la VideotecaGAM, l’opera Living Sculpture, 1966, di Marisa Merz, appartenente alla collezione della GAM e della stessa serie di quelle utilizzate nel film, sarà esposta presso il MET Breuer di New York in occasione della mostra antologica tributata all’artista The Sky is a Great Space.

Il mostro verde resterà in visione presso la VideotecaGAM fino al 5 marzo.

 

 

Michelangelo Pistoletto e Renato Ferraro

a cura di Elena Volpato

Martedì 27 settembre alle ore 18.30

Incontro con Michelangelo Pistoletto e Renato Ferraro, autori dell’opera
Sala Conferenze GAM, Corso Galileo Ferraris, 30 Torino

La VideotecaGAM, nell’ambito del proprio ciclo di esposizioni e incontri dedicato al video d’artista tra anni Sessanta e Settanta, è felice di ospitare l’incontro con gli autori Michelangelo Pistoletto e Renato Ferraro. In occasione dell’incontro sarà proiettato Comunicato speciale, realizzato tra il febbraio e il marzo del 1968 (16 mm, colore, suono, 8’). L’opera è parte di una raccolta di dieci film, non tutti oggi reperibili, girati da altrettanti cineasti indipendenti presso lo studio di Pistoletto. “I dieci film fatti in collaborazione – scrive l’artista nel marzo del 1968 – nascono in un luogo che sta a metà tra me e ognuno di loro. Ognuno ha girato ciò che voleva senza imposizioni né rinunce reciproche e, nella circostanza, la comunicazione creativa è stata piena. Il vero senso di ogni film è la creazione nel vuoto (tra le due persone)”.

In Comunicato speciale Pistoletto, improvvisando, parla della compenetrazione tra gli uomini e alcuni esseri venuti da un’altra dimensione che abitano il nostro stesso universo ma vi aprono nuove soglie, mentre la cinepresa di Ferraro si muove nello spazio dello studio andando a cogliere lo straniamento dimensionale che gli specchi creano tra la realtà dell’artista, il suo riflesso e l’immagine del regista, amplificando l’immaginazione di realtà multiple coesistenti nello stesso luogo.

Comunicato speciale è l’unica pellicola di quel gruppo di film rimasta nella collezione della GAM a seguito della sua proiezione nel 1970 in occasione della mostra Conceptual Art, Arte Povera, Land Art a cura di Germano Celant.

La proiezione del film, riversato in digitale, continuerà negli spazi della VideotecaGAM fino al 22 gennaio accanto a una selezione di materiali d’archivio provenienti da Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, relativi all’opera filmica e alla produzione artistica di quel periodo. Foto, manifesti e pubblicazioni daranno conto delle attività che animarono il gruppo di artisti e cineasti che frequentarono lo studio di Pistoletto tra il 1967 e il 1968 e delle proiezioni internazionali che seguirono alla realizzazione di Comunicato Speciale e degli altri nove film realizzati da Antonio De Bernardi, Renato Dogliani, Pia Epremiam, Mario Ferrero, Plinio Martelli, Paolo Menzio, Marisa Merz, Ugo Nespolo, Gabriele Oriani.

Le opere saranno visibili in VideotecaGAM fino al 22 gennaio 2017 con orario 11-19 ingresso libero

Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933) nel 1962 realizza i Quadri specchianti, con i quali raggiunge in breve un riconoscimento internazionale. Tra il 1965 e il 1966 produce gli Oggetti in meno, considerati basilari per la nascita dell’Arte Povera. Negli anni Novanta fonda a Biella Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, ponendo l’arte in relazione attiva con i diversi ambiti del tessuto sociale, al fine di ispirare e produrre una trasformazione responsabile della società. Nel 2003 è insignito del Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale di Venezia. In quello stesso anno da avvio alla fase più recente del suo lavoro: il Terzo Paradiso. Nel 2013 il Museo del Louvre di Parigi ospita la sua mostra personale Michelangelo Pistoletto, année un - le paradis sur terre. Nell'ottobre dello stesso anno realizza l'opera Rebirth nel parco del Palazzo delle Nazioni di Ginevra, sede dell'Organizzazione delle Nazioni Unite. Sue opere sono presenti nelle collezioni dei maggiori musei d’arte moderna e contemporanea.

Renato Ferraro (Torino, 1946) è stato tra gli animatori della stagione del cinema sperimentale tra il 1966 e il 1969. Nel 1971 si è diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia diretto da Roberto Rossellini e ha firmato il documentario Marzo ’43 Luglio ’48, dedicato alla Resistenza e realizzato interamente con materiali di repertorio. In seguito ha girato altri documentari, tra cui quelli per la Biennale di Venezia e per il Gabinetto fotografico nazionale, e filmati istituzionali per grandi enti come la BNL. Ha iniziato a lavorare per la Rai negli anni Ottanta e ha partecipato come regista a numerosi programmi tra cui Passioni (Rai2, 1997-1998), Emozioni (Rai2, 2010-2015) e Sfide (Rai3, 1998-oggi, premio Flaiano 2001), di cui è uno dei collaboratori di punta. Vive a Roma.

 

GER VAN ELK The Well Shaven Cactus, 1970

Ger van Elk (Amsterdam, 1941 – 2014), artista concettuale olandese, prese parte alle importanti esposizioni “Arte Povera +Azioni Povere” ad Amalfi (1968), "Op Losse Schroeven" presso lo Stedelijk Museum ad Amsterdam (1969) e a "When Attitudes Become Form" alla Kunsthalle di Berna (1969) che segnarono la generazione artistica a cavallo tra anni Sessanta e Settanta. Trascorse molti anni a New York e a Los Angeles, stringendovi un sodalizio con l’artista Bas Jan Ader, anch’egli olandese. Van Elk esponeva in quegli anni nell’influente Galleria Art & Project di Amsterdam, fondata nel 1968, insieme ad artisti come Jan Dibbets, Sol LeWitt, Lawrence Weiner e Gilbert & George.

Ger van Elk indagava azioni ripetitive e apparentemente banali. Ha condotto le proprie ricerche attraverso la sovrapposizione di diversi media, mescolando di volta in volta la fotografia con la pittura, la scultura e il film, al fine di rendere il più possibile evidente la finzione e l’artificialità di ogni espressione artistica, convinto che più un’immagine si mostra realistica, più grande è la bugia ch’essa nasconde.

La VideotecaGAM, nell’ambito del proprio ciclo di esposizioni dedicato al video d’artista tra anni Sessanta e Settanta, è felice di presentare The Well Shaven Cactus, realizzato da Ger van Elk nel 1970 (bianco e nero, suono, 1’ 25”) con la collaborazione di Gerry Schum, all’interno della raccolta Identifications con la quale Schum realizzò una prima collezione video dei più importanti artisti internazionali dell’area concettuale. L’opera di Van Elk è la trasposizione filmica di un dittico fotografico composto dall’artista l’anno precedente, accostando a un’immagine di un cactus ricoperto di schiuma da barba, uno scatto successivo in cui la pianta appare ormai rasata. La versione video mostra invece la mano dell’artista che aziona un rasoio elettrico e rade una piccola pianta di cactus sul poggiolo di casa. Ger van Elk sarebbe tornato a girare un video della medesima azione, usando nuovamente schiuma e rasoio, nel 1996.

L’insistere dell’artista in tre diverse occasioni sulla medesima immagine può far comprendere quanto The Well Shaven Cactus sia un’opera paradigmatica nel suo percorso, capace di tenere insieme i due più rilevanti aspetti del suo lavoro: una spiccata ironia - usata dall’artista come la più tagliente delle armi contro la seriosa aspirazione a una purezza superiore che la poetica modernista aveva fissato come meta universale dell’arte - e la lucida consapevolezza che il confine illusorio tra natura e arte fosse un discrimine creato dalla tradizione storico-artistica, una distinzione irreale poiché tutto nella nostra idea occidentale di natura non è che artificiale e costruito, come artificiali e costruiti sono un paesaggio e una composizione di fiori.

Rasare un cactus ha l’efficacia comica di uno sketch televisivo, ma evoca la lunga storia di una  cultura che aggredisce il dato ambientale: è la versione satirica e miniaturizzata della compulsione disegnativa insita nell’arte topiaria (sagomatura di alberi e siepi), ed è immagine letterale quanto simbolica dell’amputazione degli organi necessari alla sopravvivenza della pianta, che viene così ‘scolpita’ in senso modernista, facendone attraverso il rasoio una pulita e chiusa geometria, incapace di respirare e destinata ad appassire.

 

VideotecaGAM - Piero Gilardi

Nato a Torino nel 1942 Piero Gilardi, dopo le prime ricerche vicine alla Post-Pop Art, partecipa alla nascita del Movimento Arte Povera. Si dedica negli anni ’70 al fenomeno della creatività collettiva operando in vari ambiti sociali. Negli anni ’80 sperimenta i nuovi linguaggi tecnologici e inizia a realizzare una serie di opere in “realtà virtuale”. Dal 2002 lavora al progetto Parco d’Arte Vivente di Torino, dove attualmente sono in esposizione alcune sue opere storiche nel contesto della mostra Earthrise.

L’esposizione in VideotecaGAM è dedicata all’impegno dell’artista nel teatro politico di strada e presenta al pubblico una delle recenti acquisizioni della Fondazione CRT per l’Arte Moderna e Contemporanea in deposito al museo: il video May days in Turin 1981-2013 di Piero Gilardi, un montaggio delle registrazioni di diverse performance teatrali realizzate in occasione di alcuni cortei sindacali per la Festa del Lavoro del 1° maggio a partire dall’inizio degli anni Ottanta.

Accanto al video saranno presentati materiali grafici di critica e propaganda politica realizzati dall’artista negli anni Settanta e alcuni vestiti-sculture usati nelle performance di strada, a partire dal famoso Agnelli-Morte disegnato per il corteo del 1° maggio 1979.

L’attenzione che la VideotecaGAM ha recentemente dedicato alla produzione italiana di opere video degli anni Sessanta e Settanta trova un suo prolungamento in questa mostra, la cui poetica affonda le proprie radici in quegli anni che videro Gilardi tradurre in impegno politico diretto e militante il proprio agire artistico, ripudiando ogni coinvolgimento con le dinamiche commerciali del mondo dell’arte.

May days in Turin 1981-2013 va ad arricchire il patrimonio di filmati della VideotecaGAM che documentano le ricerche artistiche contemporanee. Nel percorso di Gilardi il linguaggio video non ha rilevanza in sé, se non come strumento di registrazione del vero cuore pulsante dell’opera, espresso nell’azione condivisa e la creatività allargata, ma il suo lavoro rappresenta un caso esemplare di uscita da alcune dinamiche tradizionali, tipiche dei linguaggi maturati all’interno degli studi d’artista e delle gallerie d’arte. La sua rinuncia agli spazi protetti di elaborazione artistica ebbe in Italia pochi paralleli, ma in campo internazionale scelte affini si nutrirono spesso di un utilizzo comunitario del video. Alcuni movimenti di guerrilla television mostrarono un’attitudine non lontana da quella che Gilardi metterà in atto a partire dalla fine degli anni Ottanta con tecnologie più avanzate e complesse, in grado rilanciare la dimensione relazionale e collaborativa dell’arte attraverso forme di interattività.

Si ringrazia per la collaborazione Guido Costa Projects.

Le opere saranno esposte fino al 2 giugno 2016

Luigi Ontani

Incontro con l'artista: martedì 15 dicembre alle 18.30

Luigi Ontani è fra gli artisti che più hanno utilizzato il film e il video in Italia. Le sue numerose opere in Super8 e in video sono conservate nella raccolta della VideotecaGAM sin dall’anno della sua istituzione, nel 1999, all’ampio catalogo mancava però un’opera girata a Palazzo Taverna a Roma, in occasione degli Incontri Internazionali d’Arte: Chi è fuori è fuori, chi è dentro è dentro. Finalmente è stato possibile riversare il contenuto del master, un nastro mezzo pollice Sony V-32, e restituirne a distanza di alcuni decenni la visione e garantire la certezza della sua futura preservazione. In mostra sono visibili in proiezione anche le prime opere girate da Luigi Ontani con una cinepresa Super8 presso lo Studio Bentivoglio di Bologna nel 1969 e sette stampe fotografiche realizzate dall’artista negli stessi anni, composte da alcune sequenze tratte dalle foto di scena.

Le opere saranno visibili fino a domenica 14 febbraio 2016

VIDEOTECA | Franco Vaccari

Martedì 26 maggio alle 18.30 Franco Vaccari in conversazione con Elena Volpato, curatrice della VideotecaGAM, presenta Esposizione in tempo reale n. 6. Il Mendicante elettronico, opera acquisita dalla Fondazione per l'Arte Moderna e Contemporanea CRT per la collezione videodella GAM.

VideotecaGAM | Pier Paolo Calzolari

Prosegue in Videoteca GAM il ciclo di incontri e mostre, a cura di Elena Volpato, dedicato al video in Italia negli anni Sessanta e Settanta.
Il primo appuntamento del 2015 vede protagonista Pier Paolo Calzolari che incontra il pubblico della GAM martedì 13 gennaio alle 18.30.

L’artista, in conversazione con Elena Volpato, parlerà del suo interesse per la dimensione temporale e visiva del linguaggio filmico e video, dell’esperienza di lavoro con Gerry Schum e ripercorrerà lo sviluppo del suo ciclo di opere intitolato Day after Day a Family Life da cui sono tratti i lavori Cucù, 1972-73, Aeroplano, 1972 e Lettere di Tiziano, 1974, provenienti dall’Archivio della Fondazione Calzolari che la Videoteca GAM è orgogliosa di poter presentare in esposizione nei propri spazi. L’incontro con Pier Paolo Calzolari offre l’occasione di ascoltare uno dei più importanti protagonisti della storia del video d’artista, per la rilevanza delle opere da lui girate in pellicola e video, e per il ruolo che il suo studio bolognese, a Palazzo Bentivoglio, ebbe tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, sia come luogo d’incontro tra esponenti delle avanguardie internazionali, artistiche e teatrali, sia come studio di registrazione di opere filmiche di altri artisti.

In mostra in Videoteca GAM fino al 22 marzo quattro opere video realizzate dall’artista tra il 1970 e il 1974:

Senza titolo, da Identifications di Gerry Schum, 1970, collezione Videoteca GAM
Aeroplano [“Day after Day a Family Life”], 1972, Courtesy Archivio Fondazione Calzolari
Cucù – The glass reflects [“Day after Day a Family Life”], 1972-1973, Courtesy Archivio Fondazione Calzolari
Lettere di Tiziano [“Day after Day a Family Life”], 1974, Courtesy Archivio Fondazione Calzolari

Sala Uno GAM

Ingresso libero all'incontro

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