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Novecento - primo piano

Ragazza con scodella (Interno) (Mattino)

E' una grande, volutamente disadorna composizione. Casorati pone in primo piano una figura livida, assente, un volume inserito entro una fuga prospettica fortemente allungata, in una luce irreale che disegna misteriose ombre sul pavimento in cotto: a sottolineare quasi il disagio e la desolazione in cui vive la ragazza, che emblematicamente tiene tra le mani una scodella vuota. I contorni chiusi dei pochi oggetti segnano pause spaziali, connotano il silenzio della scena.

Ada

Questo adolescenziale ritratto nasce negli anni in cui Casorati lavora ad una pittura di raffinato linearismo, impegnata in un ripensamento della lezione decorativa klimtiana e soprattutto dei fermenti emergenti alle mostre veneziane di Ca' Pesaro, in primo luogo tramite personalità come quella di Arturo Martini. E' un'opera "conchiusa (anche se su due sole ed esclusive dimensioni: frontale e laterale), nervosa sull'alto collo sottile, oggetto "bello" e autosufficiente, e pur denso di magica "suspence" nel cavo enorme degli occhi" (M. Rosci, 1968).

La donna e l'armatura

Si tratta di uno dei quadri più noti del primo periodo torinese di Casorati. Il dipinto è giuocato su una serie di contrasti: "Tra luce fredda della finestra e la luce calda della carne (...) di masse tra il farragginoso e ferrigno dell'armatura e il tondeggiante e molliccio della figura" (P. Gobetti, 1923). In questa tempera Casorati sembra aver risolto le tensioni espressive che affiorano - seppur rigidamente controllate - nella Ragazza con la scodella o nel L'uomo delle botti (Inv. P/1541-P/1368), degli anni immediatamente precedenti.

Le baiser

La cornice dell'opera è stata pensata dall'artista con alcuni segmenti in aggetto lungo il "coronamento" superiore, nonché colorata: sono gli anni in cui Picabia si avvale dell'aiuto di Pierre Legrain.

Orange Car Crash (5 Deaths 11 Times in Orange) (Orange Disaster)

Alla fine degli anni Cinquanta Andy Warhol, da qualche anno dedito alla pittura parallelamente alla sua attività di disegnatore pubblicitario, rimane folgorato dal New Dada di Jasper Johns, di Robert Rauschenberg e dai primi vagiti Pop. Ad attirarlo è il procedimento scelto da questi artisti, consistente nel prelievo brutale della più banale e ordinaria realtà, operazione ideologicamente opposta rispetto all’esuberanza gestuale dell’Action Painting.

Portrait Relief of Claude Pascal

Klein realizzò diversi dipinti monocromi fino a concentrarsi su di un’unica tinta, un particolare punto di blu. Voleva ottenere un colore saturo e luminoso, privo di alcuna alterazione, che fosse extradimensionale e in grado di rappresentare tutti gli elementi primari dell’universo, in particolare l’opposizione di acqua e fuoco. “Il blu è al di fuori di ogni dimensione, mentre altri colori invece ce l’hanno”: il colore deve abitare lo spazio reale al di fuori e oltre la tela.

Bianco

Se i primi Achromes partivano ancora dal supporto tradizionale della tela non più dipinta ma semplicemente imbevuta di caolino, la ricerca di un linguaggio impersonale e inespressivo ha poi condotto Manzoni a produrli in diverse forme e materie, selezionate solo in base al requisito del non colore: feltro, cotone idrofilo, polistirolo. La poetica dadaista dell'objet-trouvé viene qui ripresa non per realizzare montaggi di oggetti e residui, ma per essere apparentemente ricondotta alle norme formali della pittura, in modo da poterle minare dall'interno e definitivamente.

Z - 3

Kounellis realizzò quadri con impronte di lettere e segni tra il '59 e il '62, in una situazione segnata da una forte esigenza di superamento dell'informale. Lo scopo di queste opere era quello di ristabilire una connessione tra la pratica della pittura e il mondo esterno, tra l'interiorità e la dimensione pubblica del vivere quotidiano.

Achrome

In risposta ai monocromi blu di Yves Klein, conosciuti nel '57 alla galleria Apollinaire di Milano, nello stesso anno Manzoni avvia la serie degli Achromes, tele coperte da un impasto rigorosamente bianco di caolino. Da questo amalgama di materia privo di qualità formali emergono segni graffiti o - come in questo caso - fasci di pieghe imbevuti della medesima sostanza.

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