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Novecento - primo piano

Bianco

Questo dipinto del '52, espressamente destinato all'abitazione del collezionista romano Giorgio Franchetti, rivela profonde attività con i Sacchi realizzati da Burri a partire dall'anno precedente. Analoga è la strutturazione formale dell'opera organizzata in larghe campiture irregolari separate da linee di sutura; analoga la grammatica dei toni, mantenuta su intervalli brevi con rare note contrastanti; analoga la presenza di inserti materici, segni e graffiti che intervengono ad animare le campiture.

Sacco

La scelta materica di Burri si traduce immediatamente in scelta di forma, in quanto l'artista non rinuncia ad impaginare i sacchi sul telaio, ma interviene con tagli e suture  in modo da fissare secondo un'organizzazione spaziale precisa l'immagine della materia consunta. In quest'opera le trame diversificate dei differrenti tipi di iuta dialogano tra loro e con i frammenti di tela dipinta, in una tassellatura di grane, forma e colori che evidenzia la volontà di ricondurre al linguaggio della pittura i materiali di recupero.

Maria Teresa Roberto

Folgore sul vigneto (Lampi nel vigneto)

L'opera s'inserisce in una serie di dipinti di medesimo soggetto realizzati da Birolli negli anni 1954-1955 impostati sullo schema strutturale fortemente dinamico, pulsante del nucleo in espansione o in deflagrazione (Fulmine sul vigneto, 1954; St. Louis, City Art Museum; Folgore sulla collina, 1955; Brescia, coll. G.A. Cavellini). L'immagine è di elevata intensità emotiva. Sulla genesi di uno di questi quadri si legge, nei Taccuini dell'artista: "E' già notte e il temporale "pesa" sulla collina, viola, cupo, soffocante.

Roma (Il muro)

Il quadro è un omaggio alla città in cui l'artista americano si è stabilito dal 1957. Ma anche in questo caso l'orizzonte di Twombly è costituito dagli intonaci dei muri, palinsesti di una memoria segnica e materica che egli tende a ricreare nei suoi dipinti. Il colore non copre la tela, ma le sovrappone uno spessore discontinuo di colature e di macchie, mescolate alle tracce precarie di una grafia che cancella più facilmente di quanto non arrivi a rapprendersi in immagine o in scrittura.

Paese di notte

L'immagine si impone per la raffinata semplicità e per la chiarezza dell'equilibrio formale - cromatico. I colori, abbassati e modulati da velature condotte con precisa sapienza tecnica, sono distribuiti in stesure aperte e sfrangiate ai bordi, dialoganti con i segni bruni che non hanno funzione delimitante ma corrono liberamente sulla superficie. La libertà del segno e la tendenza a sfumare delle stesure cromatiche caratterizzano la pittura di Afro per un lungo periodo, dai primi anni Cinquanta sino al 1970 (il giardino della speranza, 1958; Parigi, Palazzo dell'Unesco).

L'isola portatile

"Era il tempo di certi suoi paesaggi fantastici, madreporici divenuti poi famosi ... " (I. Cremona, Ricordo di Alberto Savinio, in Armi improprie, Torino 1976, p. 263). Derivata dall'idea dei Giocattoli nella foresta (1927; coll. privata) e delle isole artificiali (1928; coll. privata) l'opera fa parte di quegli agglomerati saviniani dal netto impianto disegnativo che compaiono in promontori, piattaforme, isole misteriose o "portatili".

Il campo di granturco

Il dipinto è stato eseguito in Liguria nell'estate del 1955 ed esposto alcuni mesi dopo a Torino (IV Mostra Pittori d'oggi Francia-Italia) con altre tre opere dello stesso anno: Grano giallo e fiori, Sterpi e fiori e Cespo d'erba.

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