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Novecento - primo piano

La prison près du lac (La prison sur le lac)

L'opera, raffigurante un castello non identificato nello stile dello Cháteau de Chillon sulle coste del lago Lemano, risale al periodo dell'esilio svizzero dell'artista. La solida struttura architettonica, potentemente e realisticamente individuata, unita a una tavolozza cromatica robusta e materica, sono caratteristiche della maturità di Courbet che si riscontrano in altri dipinti datati tra il 1874 e il 1876. Peraltro la data apposta sul recto del dipinto in esame e solitamente individuata come "75" risulta di incerta lettura.

Alfonso Panzetta

Plasticità di oggetti

Una raffinata gamma di rossi e di grigi modula l'ineccepibile griglia diagonale del dipinto, scandendo volumi e superfici e restituendo proprio attraverso il colore lo stato d'animo dell'artista. E' questo forse il più originale apporto di Fillia alla poetica dell'arte meccanica, ai modelli puristi prampoliniani, su cui innesta la sua sottile sensibilità cromatica.

Paolo San Martino

Natura morta con quadro, conchiglie e sfondo marino (Natura morta con le conchiglie)

L'opera appartiene alla tematica straordinaria delle nature morte marine eseguite a Parigi nello studio di rue Bonaparte, e caratterizzate da quel chiarore terzo e scialbo di luce diffusa, che posa dolce e lieve, un poco polverosa e malinconica, sugli oggetti dello studio. Sotto forma di dialogo fantastico due conchiglie, in un bel giallo ocra, impreziosito di perlacei riflessi con brevi inserti di rosso e dense lumeggiature, sono poste sopra una superficie grigia. Un po' più staccato, sulla sinistra giace un piccolo paesaggio dipinto.

Ritratto segreto

Radice condivide con il gruppo di architetti e pittori comaschi facenti capo a Terragni l'esigenza di un'arte logica, vera e ordinata, che ripropone gli eterni postulati del classicismo rogorista, razionale, etico e funzionale. Su queste premesse Radice innesta la sua accesa sensibilità e la sua profonda religiosità, che lo porta a ritenere l'artista come ricercatore di una realtà rivelata.

Paolo San Martino

Un peu malade de cheval

L'opera è stata acquisita da Ernst in Germania nel 1920 con la tecnica mista e il ricorso all'espediente "rivoluzionario" del collage. Questa soluzione conduce l'artista tedesco ad affrontare sempre nuove sperimentazioni tecniche che, come in questo esempio, scaturiscono in sorprendenti e poetici effetti spiazzanti e antinaturalistici, di raffinata e ironica concezione metafisica.

Pugilatore

Al centro della ricerca, tutta figurativa, di Messina stanno l'uomo e l'incredibile verità del suo corpo: come perfezione ed armonia, esaltazione, problema e limite fisico, comunque veicolo ed emblema d'ogni esperienza. Le sue figure hanno la saldezza e l'equilibrio della statuaria classica, ma l'interpretazione aderisce acutamente al reale e la lettura formale comunica quanto è già avvenuto, o sta per avvenire, in una sorta di indagine psicologica dei muscoli.

La strada laterale

Nel dopoguerra la sperimentazione di Soldati riprende le strade del non figurativo. In un primo tempo - come nel nostro caso - Soldati adotta il suo tipico processo di semplificazione stilistica portata al limite della figurazione, che sopravvive nel tracciato prospettico sulla destra e in una certa atmosfera tattile che traspare dall'opera.

Paolo San Martino

Ritratto d'uomo

Il dipinto vincitore nel 1919 del Premio Nazionale Bricherasio, si segnala tra gli esiti della produzione dell'Alciati per tensione e capacità d'introspezione psicologica. Vi si rispecchia l'attenzione dell'artista per modelli figurativi della secessione ed espressionisti. La stesura rapida e sapiente, l'uso insistito della linea, l'intonazione fredda della tavolozza concorrono a sottolineare la nervosa eleganza della figura ritratta. Coincidenze di gusto e stile si segnalano con il coevo Mia madre della Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma.

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