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Novecento - primo piano

Turbato (Confuso, 1934/L7)

Il dipinto è stato eseguito nel primo anno del ritorno dell'artista a Berna, dopo il periodo trascorso all'Accademia di Düsseldorf (1931-1933), e costituisce un esempio di "scrittura figurata" di quel mondo pittorico squisitamente magico e fantastico che trae dalla natura costante ispirazione (cfr. Progetto per l'architettura d'un giardino, 1920; Berna, Fondazione Paul Klee). La composizione è eseguita su una pezza sottile di tela grezza, strappata irregolarmente nei margini.

Concetto Spaziale

L'opera è una delle sue rare sculture realizzate da Fontana nei primi anni Cinquanta. L'artista interviene con tagli e buchi che dividono e percorrono la superficie della lamiera, così come le carte e le tele contemporanee. Negli stessi mesi egli stava progettando i soffitti a buchi per il Kursaal Marghertia di Varazze e per il padiglione Breda alla Fiera di milano.

La Sicilia

Negli anni 1930-1940 Birolli realizza una serie di acquerelli che hanno epr soggetto il paesaggio siciliano e costituiscono un precedente per il dipinto della GCAMC torinese. La Sicilia è fra gli esiti più significativi della pittura di Birolli durante gli anni di "Corrente", quando la ricerca dell'artista punta sul colore "nucleo emozionale" (R. Birolli, Taccuini 1936-1959, Torino, 1960 p. 23) e mezzo fondamentale di costruzione dell'immagine.

Bagnante al sole (Arianna abbandonata)

Alla fine degli anni Venti, l'artista abbandona il genere da lui stesso definito "fantastico", popolato di manichini, trofei, gladiatori, per tornare ad una pittura ispirata alla natura e la museo. Esegue quindi un gruppo omogeneo di Nudi, il cui riferimento stilistico immediato è la prima maniera di Renoir: volumi solidi e superfici pulite, materia pittorica soffice colori soffusi, iconografia sensuale e mediterranea. Il modellato si fa più sciolto la gamma cromatica si schiarisce e si accende di tonalità sanguigne.

Nudo con fruttiera (Venere)

L'opera si colloca nella produzione dell'artista dei primi anni Venti, connotata dall'elaborazione di motivi iconografici ed elementi stilistici propri della pittura metafisica, nei suoi sviluppi dal 1918 al 1922 attraverso la rivista romana "Valori Plastici": la consistenza innaturale della natura morta nella fruttiera, l'enigmatica scultura sul fondo, il purismo geometrizzante e gli accenti arcaici della Venere indecifrabile, lo spazio soffocato entro mura compatte senza finestre e spiragli.

Composizione

La produzione seriale di Veronesi  deriva in buona parte dalla sua vocazione di artista applicato, di grafico, condivisa con esponenti di primo piano delle avanguardie europee, quali El Lissitskij e Moholy Nagy innanzitutto. Da quest'ultimo conseguono anche il dinamismo di linee della nostra composizione e i collages fotografici realizzati da Veronesi negli anni successivi.

Paolo San Martino

Teste

Ai lati dell'asse centrale del dipinto, fortemente evidenziato da tratti di colore scuro, si accampano sulla superficie della tela scorci di visi dalle espressioni diverse, o piuttosto le metamorfosi di un unico viso, che ruotando intorno a quell'asse si scompone e si deforma.

Via a Parigi

L'opera è eseguita nel periodo parigino, quando l'artista fissa il suo studio al n. 7 di rue Servandoni (1932). La composizione, che raffigura un caratteristico scorcio di rue de Cliché, nella fresca e istintiva realizzazione si inserisce in quel nucleo straordinario di vedute dipinte dal vero "tra la gente", come nell'esempio di Rue Cassette (1939, coll. privata, Firenze).

Ritratto di signora (Donna con le braccia conserte)

Documento emblematico degli anni giovanili dell'artista, il dipinto rivela lo studio delle figure femminili sonore e tondeggianti del primo Picasso e l'avvicinamento al clima di moderno classicismo e monumentalismo diffuso in Italia negli anni Venti.

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