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Novecento - primo piano

Natura morta con melone

Sulla preparazione bianca del fondo i pastelli ad olio, con semplici, sognate delineazioni eseguite con tratto sicuro, disegnano una composizione sapientemente allusiva al soggetto dell'opera. I toni sono freschi: rosa, blu, verde chiaro, giallo. Nel 1948 Picasso è fortemente impegnato nel settore della grafica: esegue 125 litografie per Le Chant des Morts di Pierre Reverdy; realizza le acqueforti per i Vingt Poèmes di Gongora. E' l'anno, poi, in cui l'artista presenzia, in Polonia, al Congresso degli Intellettuali per la Pace.

Divinizzazione dello spazio

Affascinato dalla tematica aeropittorica e cosmica, Oriani è recentemente il futurista torinese più strettamente legato a Prampolini. Gli ignoti spazi siderali, di cui si vagheggia l'esplorazione, sono ripensati idealmente nella loro purezza di mondi inaccessibili, solitari testimoni di una perduta e selvaggia primordialità.

Paolo San Martino

Natura morta con salame

Il dipinto fa parte d'un piccolo ed omogeneo gruppo di nature morte eseguite dall'artista nel 1919. La scelta d'un tema "quotidiano", caro alla tradizione figurativa, tradotto in forme leggibili e "realisticamente" modellate, trova ragione in quell'appello al recupero della bella pittura e del saper disegnare, ad un "ritorno al mestiere", lanciato dall'artista attraverso le pagine della rivista "Valori Plastici".

Tavolo da gioco

Datati entrambi 1928, ed esposti alle mostre dei "Sei", questi interni sono diversi nel gioco compositivo degli oggetti rappresentati; solo la ciotola e la bottiglia si ripetono sulle scene, riprese però da differenti punti di vista; analoga è l'atmosfera, sebbene più intensa nel Tavolo da gioco. Sapientemente dosate risultano le ombre e le luci dove si insinua un gusto finemente decorativo.

Anna Gelli

Assurdo diario di Berlino

Vedova risiede a Berlino tra il '63 e il '65 e realizza nello studio di Arno Brecher il ciclo Assurdo diario di Berlino. Proseguendo la ricerca intrapresa già in Italia coi Plurimi, il pittore utilizza pannelli in legno di forma irregolare, dipingendoli su entrambe le facce e incernierandoli in modo da ottenere un incrocio tridimensionale di piani capace di collocarsi aggressivamente nello spazio.

R.I.T.R.A.

In questo montaggio di ferri residuali Colla contrappone alla geometria cartesiana di un telaio rettangolare, che invita ad una lettura frontale dell'opera, i fitti segni curvilinei delle spirali che aprono all'esterno l'equilibrio della scultura. La precisione degli incastri e la verticalità accentuata della composizione permettono di accostare R.I.T.R.A.  ad analoghe figure-totem, da Orfeo del '56 (Roma, coll. L'Isola) ad Archimede del '60 (Roma, Galleria Comunale d'Arte Moderna).

Granturco

Eseguito durante il soggiorno ligure nell'agosto del 1958, il soggetto è dipinto su una base giallo-verdina spessa, grumosa e materica, con aspre accensioni forti e vibranti di verde intenso. Minime presenze di rossi più scuri e opachi di lacca e garanza, sensibilmente velati, quasi evanescenti, sono memoria di evaporati  umori meridiani nel sole vivido d'estate. In quest'opera di particolare concretezza pittorica, Morlotti raggiunge intensi cromatici di inequivocabile e sensitiva suggestione.

La vite senza fine

Il vitalismo, che sottende e motiva l'intero percorso della ricerca estetica di Gallizio, è impulso che nelle sue tele anima anche la geometria, intesa non come garanzia di chiuso equilibrio armonico, ma coma principio di germinazione delle forme. In quest'opera vicina cronologicamente e tematicamente al ciclo La storia di Ipotenusa, i solidi geometrici si disarticolano, si dilatano nei contorni sottolineati da impasti densi, slittano verso immagini biomorfiche, alludendo ad un moto infinito di metamorfosi nello spazio.

Maria Teresa Roberto

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